Oggi
sistemando la libreria mi è giunto tra le mani uno dei primi libri che ho
letto da piccola: “Il Segreto del Bosco Vecchio” di Dino Buzzati. All’epoca sapevo a
malapena chi fosse questo grande scrittore che aveva avuto la capacità di
tenermi concentrata e assorta su uno dei suoi più grandi capolavori letterari
senza farmi annoiare.
Oggi quindi voglio ricordarlo condividendo con voi un itinerario che egli era consueto fare e che gli diede l'ispirazione per comporre la bellissima novella "I Miracoli di Valmorel".
Nell’opera,
ad un tempo pittorica e narrativa, l’artista dipinse i finti miracoli compiuti
da Santa Rita, un cui ipotetico capitello sarebbe esistito, secondo Buzzati, in
Valmorel. Il volume che raccoglie i dipinti è preceduto da una spiegazione che
narra la fantasiosa storia di quando egli, prima della Seconda Guerra Mondiale,
avesse per caso scoperto l’esistenza del piccolo santuario e del suo strano,
quanto fantomatico, custode Toni Della Santa, cui, nella finzione, sono
attribuiti gli ex voto.
Questi
stessi segni della fede e della devozione popolare sono ancora visibili in
questi luoghi.
È indubbiamente
un tragitto molto suggestivo con meravigliosi scorci su tutta la Valbelluna ,
e sugli imponenti gruppi dolomitici, in particolar modo sulla Schiara e sul
Serva.
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Villa Buzzati |
Il
punto di partenza è la località di San Pellegrino, alle porte di Belluno, dove
sorge la villa della famiglia Buzzati. Luogo simbolo nella vita dello scrittore
che, pur vivendo a Milano, amava trascorrervi i mesi estivi della
“villeggiatura”.
La
villa, ancor oggi abitata da discendenti della famiglia Buzzati, rappresenta un
significativo esempio di residenza di campagna di tipo “romantico”, svincolata
dalle caratteristiche delle tradizionali ville venete. L’attuale aspetto deriva
proprio dalle ristrutturazioni avvenute a più riprese nel XIX secolo ad opera
della famiglia Buzzati.
La
proprietà, che fino a pochi anni fa rimaneva chiusa per gran parte dell’anno,
oggi ospita un confortevole Bed&Breakfast con due stanze da letto, gestito
dalla pronipote di Buzzati, sempre pronta a raccontare aneddoti e storie
antiche.
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Santuario Madonna di Parè |
L’itinerario
continua per la strada provinciale n.1, fino a Giaon di Limana dove si può
parcheggiare l’auto (volendo è possibile fare questo tratto a piedi lungo le
varie stradine di campagna che si snodano tra Belluno e Limana). Seguendo la
segnaletica della via Crucis che si
inerpica a zig zag attraverso il bosco, in breve tempo si raggiunge il
grazioso Santuario della Madonna di Parè.
Sull’altura
di fronte alla Madonna di Parè si possono vedere delle tracce significative di
un sito
fortificato.
Sono apparsi diversi reperti databili al sesto-ottavo secolo. La sommità della
collina è circondata da grossi massi erratici, che costituiscono un sistema di
difesa naturale; in epoca altomedievale queste rocce furono raccordate con
muretti, in parte ancora visibili e in parte intuibili sotto il manto erboso.
Si creò così un area fortificata, i cui settori ovest e nord erano facilmente difendibili
dominando dall’alto il pendio verso la piana di Giaon.
Proseguendo
in direzione Valmorel si giunge all’antico capitello delle Laste, ispiratore di
racconti di Buzzati. Negli immediati dintorni c’è S. Pietro in Tuba, la
posizione del colle ne fa da sempre un punto di controllo sulla Val Belluna e
su alcune valli laterali, rapide vie di collegamento fra pianura veneta e regione
alpina.
Il
sito era frequentato anche in epoca romana, e intorno alla metà del sesto
secolo, nel convulso periodo fra tarda antichità e alto medioevo, i Goti o i
Bizantini vi costruirono un castello, parte del sistema difensivo della Valbelluna.
La
nostra passeggiata prosegue fino al sacello dedicato a Santa Rita. A
questo piccolo
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Capitello di Santa Rita |
santuario
si riferivano i trentanove quadretti ex-voto che lo scrittore stesso aveva
dipinto,
raffigurando
altrettanti fantasiosi miracoli operati dalla santa. Il capitello fu costruito
dopo la
pubblicazione
del libro “I miracoli di Val Morel” quando lo studioso bellunese Alpago
Novello suggerì al parroco di Limana di tradurre in realtà quanto immaginato da
Buzzati. L’idea entusiasmò lo scrittore stesso, che volle dare il suo personale
contributo dipingendo il quadro successivamente esposto nel sacello.
La
conclusione dell’itinerario porta alla Valpiana di Valmorel. Qui sotto a un
maestoso tiglio Dino Buzzati sostava a meditare e a contemplare il suggestivo
panorama sulla Valbelluna, la sua più autentica musa ispiratrice